Cinquant’anni di Nautilus: Patek Philippe celebra l’icona con platino, oro e nuove proporzioni

Tra le quattro edizioni presentate da Patek Philippe per i cinquant’anni del Nautilus, quella che invita a fermarsi più a lungo è la 5610/1P. È in platino, misura 38 mm e ha una cassa spessa appena 6,9 mm. Sul quadrante blu, percorso dal consueto rilievo orizzontale, restano soltanto le lancette di ore e minuti. Per un anniversario che avrebbe potuto insistere sulle dimensioni del celebre “Jumbo”, Patek Philippe ha scelto di riportare in primo piano il formato medio.

Il Nautilus del 1976 fu un gesto molto diverso. La referenza 3700/1A, progettata con Gérald Genta, proponeva l’acciaio come materiale di un costoso orologio Patek Philippe e dava alla cassa una presenza insolita per l’epoca. Ripercorrere quella scelta aiuta a leggere il 2026: la nuova collezione conserva la forma che rese riconoscibile il Nautilus, ma esplora un’altra combinazione di dimensioni, spessore e materiali.

Dal “Jumbo” al ritorno del formato medio

Nella documentazione pubblicata per il trentesimo anniversario, Patek Philippe descrive la 3700 originale come un orologio largo 42 mm incluse le sporgenze laterali e spesso 7,6 mm. La cassa in acciaio aveva una costruzione in due parti, con fondo e carrure ricavati da un unico blocco; la lunetta veniva fissata sopra. Ne risultava un’impermeabilità dichiarata di 120 metri. Le due estensioni ai lati, spesso chiamate “orecchie”, contribuivano alla chiusura e al disegno ispirato agli oblò delle navi. La lunetta ottagonale dagli angoli arrotondati, il bracciale integrato e il quadrante a rilievo orizzontale completavano un oggetto che si riconosceva anche di profilo.

La nuova 5610/1P riprende la cassa in due parti e il bracciale integrato, ma i suoi 38 mm vanno letti con attenzione. Patek Philippe li misura da ore 10 a ore 4, mentre i 42 mm dichiarati per la 3700 comprendevano le sporgenze laterali. Sottrarre i due numeri per stabilire quanto sia più piccolo il nuovo orologio darebbe un confronto ingannevole. È più utile guardare alla storia della famiglia: nel 1981 arrivò la referenza 3800, un Nautilus di formato medio che offriva un’alternativa alle dimensioni del primo modello. Patek presenta esplicitamente la 5610/1P come il ritorno di quella taglia.

Anche il quadrante suggerisce un’interpretazione, anziché una replica. La 3700 mostrava la data a ore 3; la 5610/1P rinuncia alla finestrella e alla lancetta dei secondi. Gli indici applicati in oro bianco e le due lancette luminescenti lasciano scorrere senza interruzioni le righe impresse sul blu soleil. Un piccolo diamante è incastonato nella cassa a ore 9, dettaglio discreto che identifica il platino. La novità più piacevole da osservare, però, è l’equilibrio del quadrante: eliminata la data, il disegno dell’oblò può tornare al centro della scena.

Il platino era già entrato nelle celebrazioni del Nautilus. Per il quarantesimo anniversario del 2016, Patek Philippe realizzò la 5711/1P, una referenza da 40 mm e 8,3 mm di spessore con data e secondi centrali. Nel 2026 il cambiamento significativo sta nell’insieme: formato medio, indicazioni ridotte all’essenziale e cassa ancora più sottile.

Il calibro 240 e una diversa idea di sottigliezza

A rendere possibile questa costruzione è il calibro automatico 240. Il movimento misura 2,53 mm di spessore e impiega un minirotore decentrato in oro 22 carati, invece di un rotore centrale sovrapposto ai ponti. Attraverso il fondello in zaffiro si vede l’incisione «50 1976–2026» sul minirotore. Le tre referenze da polso dell’anniversario condividono questo calibro e lo stesso spessore della cassa, 6,9 mm.

Il collegamento con il Nautilus originario passa anche dalla ricerca di un profilo sottile. La 3700 univa però quella qualità a una cassa in acciaio impermeabile fino a 120 metri. Per le tre edizioni da polso del 2026 Patek dichiara 30 metri. Sono specifiche da tenere distinte quando si parla di continuità con il 1976: la forma è rimasta, mentre la scheda tecnica e i materiali descrivono oggi un orologio di carattere diverso.

La 5610/1P porta questa scelta alle sue conseguenze più nette. Il bracciale è interamente in platino, con superfici lucide e satinate che proseguono il lavoro della cassa e della lunetta. La chiusura déployante dispone di un sistema di regolazione bloccabile. Il metallo aggiunge peso e valore materiale a un orologio che, nelle misure e nel numero di indicazioni, cerca invece la massima misura. Questo incontro fra la densità del platino e la sottigliezza del calibro 240 dà alla referenza una personalità diversa tanto dalla 3700 in acciaio quanto dalla precedente commemorativa in platino.

Oro bianco e un Nautilus che lascia il polso

Le due versioni in oro bianco sviluppano la stessa idea su casse da 41 mm. La 5810/1G conserva il bracciale metallico e il quadrante blu soleil con rilievo orizzontale. La 5810G sostituisce il bracciale con un cinturino blu in materiale composito dall’aspetto tessile e usa diamanti taglio baguette come indici. In quest’ultima, la sagoma della cassa e il quadrante devono sostenere da soli una parte maggiore della riconoscibilità del modello. È un piccolo esperimento interessante per un orologio la cui identità è stata legata fin dall’inizio alla continuità fra cassa e bracciale.

Patek completa l’anniversario con la 958G, un orologio da tavolo in oro bianco. Riprende la forma e il quadrante blu a rilievo del Nautilus, ma il suo calibro è manuale e offre otto giorni di riserva di carica. Ha indicazioni della data, del giorno della settimana, dei piccoli secondi e della riserva di marcia. Un coperchio incernierato sul retro funge da sostegno. È la proposta più inattesa del gruppo: porta il disegno nato per un bracciale su una superficie dove non esistono né polso né cassa sportiva da proteggere.

Nel 1976 la sorpresa era vedere Patek Philippe costruire un orologio sportivo di lusso in acciaio. Cinquant’anni dopo, il platino e l’oro bianco occupano tutta la celebrazione. Eppure la 5610/1P evita di affidarsi soltanto alla preziosità del metallo. Riporta l’attenzione sulla distanza fra una lunetta e un quadrante, sullo spessore di una cassa, sul modo in cui un bracciale ne continua le linee. Sono dettagli attraverso i quali il Nautilus ha attraversato mezzo secolo, anche quando è cambiato quasi tutto il resto.