Se oggi pronunci il nome Patek Philippe Nautilus, l’immagine che viene immediatamente in mente è quella di uno degli sportivi di lusso più riconoscibili dell’orologeria. Cinquant’anni fa, però, la situazione era quasi opposta. Quando Patek Philippe presentò il primo Nautilus, referenza 3700/1A, nel 1976, quell’orologio rappresentava una deviazione radicale rispetto a ciò che il pubblico era abituato ad aspettarsi dalla maison ginevrina.
Patek Philippe era conosciuta soprattutto per orologi eleganti, complicazioni e metalli preziosi. Il Nautilus arrivò invece in acciaio, con dimensioni importanti per l’epoca, bracciale integrato e una cassa dalla forma difficile persino da definire secondo i canoni tradizionali. Non era propriamente rotonda, non era quadrata e, soprattutto, non assomigliava praticamente a nulla di ciò che normalmente si associava a Patek Philippe.
C’era poi un’altra apparente contraddizione: era un Patek Philippe sportivo in acciaio che poteva costare più di un modello in oro. È la stessa Patek Philippe, nella propria documentazione storica dedicata al Nautilus, a ricordare questo particolare insieme agli altri elementi che rendevano il 3700 così anomalo per la maison: le dimensioni generose, l’impermeabilità e soprattutto quella costruzione nella quale cassa e bracciale sembravano essere stati concepiti come un unico oggetto.
Se la storia vi sembra familiare è perché Gérald Genta aveva già contribuito pochi anni prima alla nascita dell’Audemars Piguet Royal Oak. Tuttavia, il Nautilus non fu semplicemente una seconda interpretazione dello stesso concetto. Patek Philippe prese l’idea dell’orologio sportivo di lusso e la adattò alla propria identità, creando un modello che sarebbe diventato progressivamente uno dei pilastri della maison.
Cinquant’anni dopo, quell’idea è ancora perfettamente riconoscibile.
Per capire il Nautilus bisogna guardare un oblò
La caratteristica più importante del Nautilus è probabilmente anche quella che oggi viene maggiormente data per scontata: la forma della cassa.
Gérald Genta prese ispirazione da un oblò nautico, un riferimento particolarmente appropriato considerando anche la passione della famiglia Stern per la navigazione. Nella ricostruzione storica pubblicata da Patek Philippe, Evelyne Genta racconta proprio come la familiarità della famiglia Stern con il mondo della vela contribuì all’associazione tra barche e forma degli oblò nella mente del designer.
Da quell’intuizione nacquero la particolare forma arrotondata della lunetta e le caratteristiche sporgenze laterali della cassa, elementi che sarebbero diventati parte integrante dell’identità del modello.
Il primo 3700 era inoltre decisamente grande secondo i parametri degli anni Settanta. La larghezza complessiva era di circa 42 mm, tanto che il modello sarebbe diventato noto con il soprannome di “Jumbo”. Quando nel 2006 Patek presentò la successiva ref. 5711/1A, la maison specificò una larghezza di 43 mm, esattamente un millimetro in più rispetto al predecessore del 1976.
Eppure il Nautilus non risultava particolarmente massiccio. Uno dei suoi elementi più affascinanti era proprio il contrasto tra una presenza importante al polso e un’impostazione relativamente sottile ed elegante.
Era sportivo senza sembrare uno strumento professionale, elegante senza assomigliare a un dress watch e lussuoso pur essendo realizzato, nella sua interpretazione originale, in acciaio. È proprio questa difficoltà nel collocarlo all’interno di una categoria tradizionale che aiuta a comprendere quanto fosse particolare il progetto nel 1976.
Dal 3700 al 5711: il Nautilus è cambiato molto meno di quanto sembri
Uno degli aspetti più interessanti della storia del Nautilus è osservare quanto Patek Philippe sia stata prudente nell’evolvere il design originale.
Dopo la nascita della referenza 3700, la famiglia Nautilus iniziò progressivamente ad ampliarsi con dimensioni, materiali e complicazioni differenti. Ciò che non cambiò fu il linguaggio estetico fondamentale del progetto: bracciale integrato, spalle laterali, lunetta ispirata all’oblò e una costruzione capace di fondere elementi sportivi ed eleganti.
La vera svolta moderna arrivò nel 2006, quando il Nautilus celebrò il trentesimo anniversario. Patek Philippe rielaborò la collezione maschile introducendo, per i modelli principali, una costruzione della cassa in tre parti e il fondello in zaffiro. Fu proprio in questa generazione che nacque la referenza destinata a diventare probabilmente il Nautilus più famoso dell’era moderna: il 5711/1A.
Osservando un 3700 del 1976 e un 5711 del 2006 uno accanto all’altro, le differenze sono evidenti per un appassionato, ma ciò che sorprende maggiormente è quanto poco sia cambiata l’identità fondamentale dell’orologio. La silhouette, il bracciale integrato e soprattutto le proporzioni generali continuano a raccontare la stessa idea.
Nel 2021 la 5711 è uscita dalla collezione e l’anno successivo Patek Philippe ha presentato la 5811/1G, evoluzione del design originale realizzata in oro bianco, con diametro leggermente superiore e una costruzione della cassa in due parti che richiama direttamente quella del Nautilus del 1976.
Questa continuità è probabilmente una delle ragioni per cui il Nautilus è diventato così riconoscibile. Patek Philippe non ha trascorso cinquant’anni cercando di reinventarlo completamente, ma ha continuato a evolvere un linguaggio estetico che aveva già trovato una propria identità fin dall’inizio.
Nel 2026 il Nautilus compie 50 anni e Patek Philippe torna alle origini
Quest’anno quella storia raggiunge un traguardo particolarmente importante. Il Nautilus compie ufficialmente 50 anni e Patek Philippe ha deciso di celebrare l’anniversario attraverso una serie di edizioni limitate.
La timeline scelta dalla stessa maison è significativa: 3700/1A nel 1976, 5711/1A nel 2006, 5711/1P nel 2016 e 5810/1G nel 2026. Quattro referenze utilizzate per raccontare quattro momenti differenti nella storia del Nautilus.
Tra le novità del cinquantesimo anniversario troviamo la nuova ref. 5610/1P, realizzata in platino e prodotta in 2.000 esemplari. Patek Philippe ha inoltre presentato altre interpretazioni celebrative, dimostrando quanto sia diventato ampio l’universo Nautilus rispetto a quel singolo modello in acciaio da cui tutto ebbe inizio nel 1976.
Ed è proprio questa distanza a rendere particolarmente interessante l’anniversario.
Cinquant’anni fa praticamente tutto il concetto Nautilus era racchiuso nella 3700/1A. Oggi la famiglia comprende materiali, dimensioni e complicazioni molto differenti, ma basta osservare uno degli attuali Nautilus per riconoscere immediatamente il disegno originale.
Non servono il logo sul quadrante o il nome del modello. La silhouette è sufficiente.
Forse il vero segreto del Nautilus è proprio ciò che Patek non ha cambiato
Cinquant’anni sono un periodo lunghissimo per qualsiasi prodotto. Nel mondo dell’orologeria lo sono ancora di più, perché nel frattempo cambiano movimenti, materiali, tecniche produttive, dimensioni e soprattutto gusti.
Il Nautilus ha attraversato tutto questo senza perdere la propria identità.
Naturalmente è cambiato. Sono arrivate complicazioni, nuovi calibri, oro, platino, diamanti, dimensioni differenti e interpretazioni che nel 1976 probabilmente sarebbero sembrate difficili da immaginare. La cosa sorprendente, però, è che nessuna di queste evoluzioni abbia cancellato l’idea originale.
Ed è qui che il Nautilus diventa interessante anche per chi non è necessariamente un appassionato del modello.
Si può discutere sul suo successo, sulla disponibilità o sull’enorme fenomeno culturale che oggi lo circonda, ma è difficile negare l’importanza che abbia avuto nel ridefinire ciò che poteva essere un Patek Philippe. Prima del Nautilus, l’idea di un grande orologio sportivo in acciaio prodotto da una delle maison più tradizionali di Ginevra rappresentava qualcosa di profondamente insolito. La stessa Patek Philippe descrive il 3700 come una rottura rispetto alle proprie consuetudini precedenti.
La curiosità più bella, quindi, forse è proprio questa: uno degli orologi più famosi della storia di Patek Philippe nacque facendo quasi tutto ciò che, all’epoca, non ci si aspettava da Patek Philippe.
Nel 2026 compie cinquant’anni e continua a sembrare inequivocabilmente un Nautilus.
Per un design, probabilmente non esiste complimento migliore.
Fonti: Patek Philippe, Patek Philippe Magazine e documentazione storica ufficiale della maison.