Tra pochi giorni Ginevra sarà nuovamente piena di orologi e, per una volta, Rolex, Patek Philippe e Audemars Piguet non saranno i nomi attorno ai quali ruoterà tutta la conversazione.
Dal 2 al 6 settembre tornano i Geneva Watch Days, arrivati nel 2026 alla settima edizione. Quest’anno saranno presenti 71 maison, il numero più alto raggiunto dalla manifestazione dalla sua nascita nel 2020. Ma fermarsi al record degli espositori sarebbe un modo piuttosto noioso di raccontare ciò che sta per succedere.
La ragione per cui seguiremo i Geneva Watch Days è un’altra. In cinque giorni si ritroveranno nella stessa città Breitling, Bvlgari, Zenith e Girard-Perregaux, ma anche MB&F, Urwerk, De Bethune, Laurent Ferrier, Greubel Forsey, Konstantin Chaykin e una lunga serie di piccoli produttori che raramente riescono ad avere la stessa esposizione dei giganti svizzeri.
Ed è proprio qui che settembre può diventare interessante. A Watches and Wonders sappiamo già quali stand attireranno le folle più grandi. Ai Geneva Watch Days è molto più difficile prevedere quale orologio finirà al centro della conversazione.
Una fiera nata perché le altre fiere non si potevano fare
I Geneva Watch Days esistono quasi per caso. Nel 2020 la pandemia aveva fatto saltare buona parte del calendario dell’orologeria e alcuni marchi decisero di organizzarsi autonomamente a Ginevra. Breitling, Bvlgari, De Bethune, Girard-Perregaux, H. Moser & Cie. e MB&F furono tra le maison coinvolte nella nascita dell’iniziativa.
Invece di costruire l’ennesimo enorme salone con decine di stand uno accanto all’altro, venne adottata una struttura decentralizzata. Le maison potevano utilizzare boutique, showroom, hotel e altre location della città, mentre uno spazio comune permetteva di mantenere un punto d’incontro per la manifestazione.
Era una soluzione adatta a un momento in cui organizzare una fiera tradizionale era estremamente complicato. Sei anni dopo, quella soluzione è diventata l’identità dei Geneva Watch Days.
Per l’edizione 2026 il centro sarà ancora una volta la Rotonde du Mont-Blanc, affacciata sul lago, con il Main Pavilion e la Blue Box. Attorno a questi spazi continueranno gli appuntamenti organizzati direttamente dalle maison nelle proprie location.
Il risultato è abbastanza particolare: durante quei giorni non si visita semplicemente una fiera, si gira per Ginevra seguendo gli orologi.
Forse è anche per questo che un evento nato in emergenza è arrivato a riunire 71 marchi.
Quest’anno guarderemo soprattutto gli indipendenti
Se si apre l’elenco degli espositori cercando Rolex o Patek Philippe si rimane delusi: non ci sono. Lo stesso vale per Audemars Piguet e Cartier.
E forse è proprio questo il bello dei Geneva Watch Days.
Per cinque giorni l’attenzione si sposta da quei quattro o cinque nomi che normalmente occupano gran parte dello spazio sui magazine, sui social e nelle conversazioni tra appassionati. Al loro posto troviamo alcune delle realtà più interessanti dell’orologeria indipendente contemporanea.
Prendiamo MB&F. Chiamare alcuni dei suoi modelli semplicemente “orologi” è quasi riduttivo: movimenti tridimensionali, casse completamente fuori dagli schemi tradizionali e indicazioni dell’ora costruite attorno a soluzioni che una grande manifattura difficilmente potrebbe inserire in una collezione destinata a migliaia di clienti.
Urwerk è un altro esempio perfetto. Da anni lavora sulle ore satellitari e ha costruito un linguaggio estetico che permette di riconoscere un suo orologio praticamente dall’altra parte di una stanza. De Bethune segue una strada differente, più vicina all’orologeria tradizionale per alcuni aspetti, ma con una ricerca tecnica e sui materiali estremamente personale.
Poi ci sono Greubel Forsey, Laurent Ferrier, Konstantin Chaykin, Ferdinand Berthoud, Czapek, Krayon, Lederer e molti altri.
È molto probabile che l’orologio più discusso della settimana non sia quello che venderà di più. Potrebbe tranquillamente essere un pezzo prodotto in poche decine di esemplari, complicato, costosissimo e completamente irrilevante dal punto di vista commerciale. Ma l’alta orologeria ha bisogno anche di questo. Se ogni produttore dovesse progettare esclusivamente ciò che può vendere facilmente, una buona parte delle idee più interessanti del settore non esisterebbe.
I grandi ci sono, e Bvlgari è uno dei nomi che seguiremo
La presenza degli indipendenti non rende certo secondari i marchi più grandi. Breitling, Bvlgari, Zenith e Girard-Perregaux hanno tutti ragioni diverse per attirare attenzione durante la settimana.
Bvlgari è forse il caso più interessante. Con Octo Finissimo è riuscita in poco più di un decennio a entrare in un territorio che sembrava appartenere quasi esclusivamente alla grande tradizione svizzera: quello dell’orologeria meccanica ultrasottile. La collezione è diventata un laboratorio nel quale la maison ha sperimentato con tourbillon, ripetizioni minuti, cronografi, calendari perpetui e costruzioni sempre più estreme.
Non sappiamo ancora quale sarà la carta giocata a settembre e non avrebbe senso inventarlo. Proprio per questo Bvlgari sarà uno dei primi nomi che controlleremo all’apertura della manifestazione.
Anche Zenith merita attenzione. El Primero continua a essere uno dei nomi più importanti nella storia del cronografo automatico, ma il problema di possedere un’eredità del genere è che prima o poi bisogna decidere cosa farne. Riprodurre continuamente il passato è facile; costruire qualcosa di nuovo senza perdere ciò che rende riconoscibile il marchio è molto più difficile.
Girard-Perregaux si trova in una situazione altrettanto curiosa. La Laureato ha assunto un peso enorme nella percezione contemporanea del brand, nonostante la storia della manifattura sia molto più ampia. Vedere in quale direzione continuerà a muoversi sarà quindi interessante, soprattutto in un momento nel quale gli sportivi con bracciale integrato sono ormai presenti praticamente ovunque.
Breitling, infine, è uno dei nomi che hanno contribuito alla nascita stessa dei Geneva Watch Days e rimane una delle aziende di maggiori dimensioni presenti alla manifestazione.
Per sapere quali di queste maison avrà realmente portato qualcosa di memorabile, però, aspetteremo di vedere gli orologi.
Gérald Genta e Daniel Roth sono due nomi da segnarsi
Tra i 71 partecipanti ce ne sono due che rischiano di passare inosservati a chi guarda soltanto i marchi più conosciuti: Gérald Genta e Daniel Roth.
Il primo nome è familiare praticamente a qualsiasi appassionato. Genta ha disegnato il Royal Oak e il Nautilus, ma la maison che portava il suo nome produsse orologi molto più eccentrici rispetto ai due sportivi in acciaio per i quali viene ricordato più frequentemente.
Daniel Roth ha una storia diversa. Prima di creare il proprio marchio lavorò con Breguet e partecipò alla ricostruzione della maison in un momento decisivo per la sua storia moderna. Quando iniziò a produrre orologi con il proprio nome, contribuì a definire quella figura dell’orologiaio indipendente che oggi diamo quasi per scontata.
Entrambi i marchi sono stati riportati in attività sotto La Fabrique du Temps Louis Vuitton e vengono sviluppati con produzioni molto limitate.
Qui la curiosità non riguarda soltanto quale referenza verrà mostrata. Recuperare un nome storico è facile sulla carta; molto più difficile è farlo senza trasformarlo in un esercizio nostalgico. Daniel Roth e Gérald Genta hanno alle spalle identità troppo precise per poter essere trattati come semplici marchi vintage da rilanciare, ed è per questo che continueremo a seguirli con particolare attenzione.
A Ginevra si potrà anche mettere mano a un movimento
C’è un’altra ragione per cui i Geneva Watch Days funzionano bene come appuntamento per gli appassionati: una parte del programma è aperta al pubblico.
Il 3 settembre, per esempio, è previsto il CaliberShip Challenge. I partecipanti potranno lavorare sulla regolazione di movimenti meccanici Sellita con l’assistenza degli studenti della Geneva Watchmaking School, prima che i risultati vengano valutati dal COSC.
È probabilmente più interessante regolare realmente un movimento che ascoltare per un’ora qualcuno spiegare quanto sia complesso farlo.
Il programma comprende anche incontri con orologiai, visite guidate e discussioni dedicate alla produzione e alle competenze artigianali. La manifestazione mantiene quindi un rapporto con il pubblico molto più diretto rispetto all’immagine piuttosto chiusa che l’alta orologeria ha avuto per molto tempo.
Ed è un bene, perché vedere un movimento attraverso un fondello in zaffiro è una cosa; capire quanta precisione serva per farlo funzionare correttamente è un’altra.
Il 6 settembre sapremo quali orologi meritavano davvero attenzione
Questa è una preview e vogliamo che rimanga tale.
A pochi giorni dall’apertura conosciamo le date, sappiamo che ci saranno 71 maison e possiamo individuare alcuni dei nomi che vale la pena seguire. Molte delle novità, però, devono ancora essere presentate. Riempire lo spazio con previsioni su colori, referenze e complicazioni sarebbe semplice, ma non aggiungerebbe molto.
Preferiamo aspettare.
Dal 2 settembre inizieranno ad arrivare gli orologi e probabilmente ce ne saranno alcuni bellissimi, qualcuno incomprensibile, altri molto più interessanti nelle fotografie che nella realtà e almeno un paio capaci di far discutere tutti per qualche giorno. È esattamente ciò che rende divertente seguire una manifestazione del genere.
Dopo il 6 settembre torneremo quindi sui Geneva Watch Days 2026 con un articolo diverso. Niente elenco infinito di ogni referenza presentata: sceglieremo gli orologi che ci hanno dato realmente qualcosa da raccontare.
Per ora abbiamo 71 maison e cinque giorni davanti.
Vediamo chi riesce a farsi ricordare.
Fonte ufficiale: Geneva Watch Days.